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a Attività dell’edificio_RARI NANTES
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a1 R A C C O L T / E D I T E / INEDIT / E
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--->MONUMENTUM dieci poesie di maggio
---> venere e garosi, ricompone
---> Il Morto accanto al Re
Esordio
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Che fosse chiusa la leggenda
E la tempesta di affanno
In quel venire tenerezza
Di smisurato esordio
2005
Persona
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La bocca contro il braccio qui
sorride, a mano alta
l’altra è storia
di una forza, il contrattacco vero
accenna sotto il mento, rigorosa
la collera
L’avrei creduta intreccio di presenze
autografe complesse, istigazione e smorfia
di cose che non so
far nascere, ma non l’hai detto tu
e non lo ignori
2007
Così nei giorni, rebus
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La mia fragile unghia ha una macchia
di finezza, ne ignoro l’impronta sul polso
Fatta uguale, d’amore visibile non ha eco
su questi fogli sparsi che non leggerai
tu, limpida e severa poesia in agguato
poi mi serri, e ti affacci informe
non ci perderemo mai
Poco fa, ai miei compagni che muovono le code
(gatti delle notti di vigilia, più giovani di prima
nelle colonie blu si frusciano a un papillon)
ti mostravi in colori del fulmine lungo
il più lungo ascolto della vita, chimera
che fino a me ti muove
E in lampi ti rovesciavi come energia delle discese
rock and roll d’un cielo d’opere, che muta e va
cade e si agita s’aggira, punge di tracciati eterni
un’epopea di passi, a volte si commuove accattivante
D’altezza, ritorna in aria d’aquila ma è tale, voce farfallina
che leggera mi si stringe intorno al collo, morbida
non la nascondo mai sulla punta della lingua
2008
***
Assim nos dias, rebus
A minha frágil unha tem uma mancha
de fineza, ignoro a marca no pulso
Feita igual, do amor visível não há eco
nestas folhas dispersas que não lerás
tu, límpida e severa poesia em cilada
depois me aprisionas, e te apresentas informe
nunca nos perderemos
Pouco faz, aos meus companheiros que movem as caudas
(gatos das noites de vigília, mais jovens do que antes
nas colônias azuis roçam-se a uma borboleta)
te mostravas em cores do relâmpago longo
a mais longa escuta da vida, quimera
que até a mim te move
E em raios te derramavas como energia das descidas
rock and roll de um céu de obras, que muda e vai
cai e se agita se gira, punge de planos eternos
uma epopéia de passos, às vezes se comove cativante
Das alturas, regressa ao ar a águia mas é tal, voz borboletinha
que leve se comprime ao redor do meu pescoço, macia
não a escondo jamais sobre a ponta da língua
Versione portoghese a cura di Claudia Vianello, Sao Paulo, 21.11.08
Lettere della distanza
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Lettere della distanza affida a un tempo che promette
Un legame libero dall’esclusione, un saluto e il passo
Se ne va, come l’arcobaleno osa controvoglia la mappa
Perché colpito d’invidia è fino a quel momento ognuno
Accolto in frenesia e senza la ragione, dei luoghi privi
Di memoria, la consistenza il pane nuovo della terracotta
2006
***
Cartas da distância
Cartas da distância confia a um tempo que promete
Uma ligação livre da exclusão, uma saudação e o passo
Vai embora, como o arco-íris ousa de má vontade o mapa
Porque atingido pela inveja é até aquele momento cada um
Acolhido em frenesi e sem a razão, dos locais privados
De memória, a consistência o pão novo da terracota
Versione portoghese a cura di Claudia Vianello, Sao Paulo 23.11.08
Le mani
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Per tenerezza le dita
Non hanno più un verso
Per ammonticchiate
Vecchie riviste
Sprofondano nel
Risolino che c’è
Parte da una lingua
Tra le labbra
La dignità
Di una sorpresa
Quante edizioni spregiudicate
Qualche migliaio
Di romanzi dovevamo
Distruggere finora
Strofinando pellicole
Di Letteratura
Si scorda questa
Mira fulminante
Che sono infatti
Le mani
2005
La strada porta via
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Sono forse una specie di spazio
Strusciato da parte a parte, o libero
Penso all’esilio, a volte ti sorrido
Bellezza d’uva sulle tue orecchie
Fuochi di bosco finché diversa
Ti fai strada come una scia
2007
La prima
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Da soli fino al pozzo, a lato
Su per i contorni del canale
Sarà un cadavere e lo scettro
Le borse dei cavalli, a fronte
Qualcuno a corpo morto
Un’emozione che è lo stesso
Nuovo, giro a vuoto di timone
Raggiunge quel che si nasconde
Un personaggio da ricostruire
L’interprete sconfitto dalla Prima
2006
Cerco te stessa
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Sei dorso dalle lunghe mani
una goduria
Pallida t’apri grande
quanto povera di te
perpendicola forma
decisamente solare
Rara visione dell’atto che muore
in sentimento
2007
***
Procuro te
És dorso de longas mãos
Um gozo
Pálida te abres grande
quanto pobre de ti
perpendicula forma
decisamente solar
Rara visão do ato que morre
em sentimento
Versione portoghese di Claudia Vianello
Sao Paulo, 1 Maggio 2007
ab initio
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non vedi come tutto
nel teatro si chiude in ritrattistica
fulminea esibizione del tempo udibile e smorto
non vedi d’imbelletto
la corrusca e gestante passione rarefatta
non di un giorno
e del suo lento sanguinare dietro un soffio
abbandoni il parto già lontano
di strane cose
potrai sorridere di più contarne i seducenti
brividi casuali e un mormorio
trionfale invano accetti come un ghigno
qual che dama reciti
2005
***
ab initio
Não vês como tudo
no teatro termina em retratística
fulmínia exibição do tempo audível e amortecido
não vês maquiada
a brilhante e gestante paixão rarefeita
não de um dia
e do seu lento sangrar atrás de um sopro
abandonas o parto já longínquo
de estranhas coisas
poderás sorrir mais contar os sedutores
calafrios casuais e um murmúrio
triunfal inutilmente aceitas como uma chacota
cuja dama representas
Versione portoghese a cura di Claudia Vianello, Sao Paulo, 9.11.08
Asserimento
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I fili arrivano all’erba, le mani sentono
La direzione ancorata agli occhi, nel riposo
Del vento abbiamo visto leggero un aquilone
E nei volti scontenti, qualcuno è morto ucciso
Contro un muro
Chiudete le porte a mezzanotte: le ombre
Benevole finiranno più scure, minute
Appoggeranno a una posa immobile l’aria
Già ferma, che nessuno dentro vede
E non ha luce
2007
Estro
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La coda del discorso s’agita gravosa
Troppo grandi le braccia divengono radici
Il perfezionista pronuncia il suo destino
Colpi di tosse tra i bagliori della pagina bianca
La riflessione cede ai muri una scoperta insopportabile
Né i toni della durezza incrociano la frase
Signora parla, con il tuo amato e a lui
Lega il racconto che gli maschera la faccia
2007
Quanto più tentassi
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Ci sarai per una sera, forse vieni
Trama di bevute alla mia punteggiatura
Spiega il gelo che addiziona cose rotte
Le mie grazie alle tue voglie avare
Il costo dei vent’anni a stelle spente
E’ un’idea di affanni, ristori passeggeri
Ci amavamo, sembravamo ingordi di vicende
Vecchie e non tesori d’eleganza, storie
Torte e rituali di un sospetto, retti
A un peso della vita che appartiene
Dentro vedi delle stanze, un aiuto
Che va bene e vieta, la potenza, nega
La vendetta sorda che ora so
Quanto più tentassi le cime dell’inerzia
E più lontano gli splendori usati come cure
Quel ragazzo d’ore nato nel difetto
Azzera gioie, disperso e curvo, tutto franco
E’ stato visto effetto e percepito nel disegno
Soglia che ti insegue come sguardo, mimo
Del mio senso spiccio, patetico e gradasso
2007
Satira adulta
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Quel tono da rimpianto, vi accorgete
cede grandi lucrose, matrici tenorili
anzi gli scompigli, i torpori, le medaglie
di una voce che matura va per acqua
Un’altra spinta, di patina forse diafana
fino a un doloroso nudo, poi il cambiamento
marca dove un novero di sintomi
straripa su schivi, cupi, tesi
vescicolanti, indesiderabili pupi solitari
Non scorda il contrappunto il senso, volge
l’ovvio per la prima volta d’un fracasso
la satira adulta, fa rivivere, commuove
2007
Sei come il giorno corre
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Sei come il giorno corre
a volte in direzioni sbagliate
e molto, troppo più giovane il caso
continua a girare, sfinisce
con la nuova energia della distanza
Tragicamente lesto, un rumore descrive
la fortuna, tra le tue braccia una parola
oscura: Sei come mi possiedi
2007
***Segnalata Concorso Letterario Nazionale prosa e Poesia “Agape 2007”, Campalto-Venezia
***Compare nell’Antologia TOSCANA AUTORI, Ibiskos Ed., 2008
Sete
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Nell’anno moriamo con facce di sbagli
sulle bocche dei versi incompiuti
La terra nuova è nostalgia del vino
bene grottesco e benefico
Visibile vampa che corre più veloce dei giorni
brunisce il tuo profilo, lo circondano i rimpianti
Da un bel bicchiere in più, l’innocenza si rovescia
silenziosa cade la luna sui giusti, di puro spirito
annaffia la notte squisita, vale a dire
granché narratrice una tristezza sfoca, e avanza
Ma tu ragazzino visionario, prima del lutto
lavora per un paradiso più vicino, e la bambina
se è una bambina, con diligenza rivesti
di quei segreti che fanno infuriare
Non più l’amore per l’incontro, sopravvive
alla forma dei ricordi, è una pietra sulla sete
a disegnarti nuvola
2007
Categoricamente
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a Dino Carlesi
Manifestare la voce spezzata
Nessuno riesce a essere vivo
Storie di tutta la storia
Verso con te Alle spalle
Gli ammiccamenti di senso
Centro la ragione curiosa
Lucida, secca Un po’
Di quella foresta che non è detta
Esperienza dell’immobilità
Né si pretende
Malinconia emersa Isola
Perdura
In quel che non basta
Ripopola le idee
Come quel tale senza appetito
Meritava le patate dure
E dal sapore strano
Nel libro eterno
Dove non cadono più
Melodie
L’arte può essere
Combattente Ma chi
Oltre l’amore
Chiama in sventura la morte
Rischio di un ritratto?
Una donna invecchia, per esempio
Priva di un primo, grande maestro
Non si accorge di escludere i piedi
Sempre occupata dallo spazio
Non ha inseguito il tempo
Poi era stato l’aédo
Vicino a un colosso
E ancora soffocante di se stesso
Quel suo abbraccio Reggo
Questo movimento
Che stride, di una bellezza mi sembra
Rincorsa all’indietro
E’ avanti
Non crolla per intero
Il sogno ornamentale
Fuori tempo Saldo
Ai monotoni soffi di bocche
Nelle bocche, della goccia
Nella goccia
Deposita un monumento
Al termine di un giorno
La fame che saluta
Ogni colpa d’intorno
Per amor di essere
Ma arrampicarsi è utile
Per mettere domande
Alla ricerca di memorie
Meno il ricordo di una pena
Questa luce assillante
Il corteo funebre che stanca
E non lascia polvere di segno
Il segno
Chiede piacere e un gesto
Tentacolare
Più di quanto può sopportare
Il passero imbronciato, insomma
Ama tuttora il bagno nella sabbia
Pontedera, 16-18 marzo 2004
Cantica
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Gli antichi detti per necessità
Provandomi la nascita mi scuotono imprecisi
Io non avrei voluto vincere sfinito
Gli antichi detti quasi a rischiarare
Gli eventi
2005
Beirut, l'estate
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Possiamo imparare le lunghezze della deficienza
Una è sottratta all’abisso del riconoscimento
L’altra torna appesa a montagne di collera nuova
Trionfare trionfare! Uscendone a torto sicché
Marciano i minacciosi potenti da tutti i pendii
L’aldilà tra le quinte era anch’esso quaggiù
2006
Atti
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ATTI
All’indietro nell‘infanzia, a corto
Di inquietudine (non l’ha mai avuta)
Erano le dieci del mattino, tutti
Tutti sulla neve (è fatta di sogno)
Io pensavo, quando non ho nulla
Penso a te
Lunga vita alta sfioriva, è giugno
Saturno amore (guidami con voce)
È la fame di luoghi lo sanno, tutti
Tutti stupiti (aveva fatto fuoco)
Il paesaggio l’erba dell’autunno
Cercano te
Appena si nasconde, un’orda
Passa il pianto (si tratta di destino)
A che serve il dispetto, di tutti
Tutti soltanto (il volere è breve)
I miei occhi dopo i tuoi occhi
Ricavano per te
2006
Vincitrice XXI Ed. Premio Internazionale di Poesia “Torre Pendente 2007”, Pisa
ATOS
Tempo atrás na infância, a curto
De inquietude (nunca a tive)
Eram dez da manhã, todos
Todos sobre a neve (é feita de sonho)
Eu pensava, quando não tenho nada
Te penso
Longa vida alta murchava, é junho
Saturno amor (guia-me com voz)
É a fome de lugares o sabem , todos
Todos supresos (tinha feito fogo)
A paisagem a erva do outono
Te procuram
Logo se esconde, uma chusma
Passa o pranto (trata-se de destino)
A que serve o despeito, de todos
Todos somente (o querer é breve)
Os meus olhos após os teus olhos
Obtém por ti
Traduzione in portoghese a cura di Claudia Vianello, Sao Paulo
Rosafine
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Lampo audace / su orli di parola
L’occhio dolce tutto sto guardando
Rosafine / errabonda nel mio orecchio
Di tre quarti infarcisce l’aria
Ingoia / quel che non può ignorare
L’ombra di sé / che non doppia
Il fatto e la vita di uno sbaglio
Dal fango / al gareggiare di un ricordo
Dai giardini vuoti / all’irruzione
Nel profondo lutto dell’infanzia
Marginale scoperta / scardinata
Colpa diretta / prende e si biforca
In conoscenza che inchioda / a una quiete
L’età perduta / nella mia morte vera
Rosafine svanisce nel riposo irriverente
Cara brutta e bella / oscena non resiste
Al verso che non c’è / o sarà scritto
2004
Onda Carillon
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Cara non finisce più in alto, ma tardi
si lanci improvvisa a se stessa
la lingua
Dentro la stagione raccolta del labbro
si bagni delusa, allontani le voci
introverse
Al centro, accudito di grave spavento
anche io non trovo la frase
2008
Muoversi
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Per me non hai più vero, vincolo d’ore
Che il celebre racconto della fine, al contrario
Da un bel po’, dall’ultima sua vita per l’infanzia, un tale
Sussulto d’amaro ne fa ovvio, gruppo di foto
Sorte dal tempo, e nel sesso giusto
Nella tua domanda, in origine che fu anche del viandante
D’altri la variante, s’avventura e suggestiona
2007
Erogena
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Erogena
Da prendere sul serio
Zona protetta dal desiderio
Fresco augurio del contatto
La tenera ingenua età
2005
Le perdite
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Dove abbiano grandi
senza fare il rumore
che smuove le ossa
corni su massi giganti
le ombre
Le ombre non provano pena
languide piangono disperse
le perdite più rare, se copie
di copie, dove poggiano i piedi
veglie a lungo frenate, le guida
la luna
La luna
sulle dita che fu un orrore
2004
Dopo
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C’è sempre una luce negli occhi, il sonno
Adolescente
Di una donna generosa, con questa malizia
Assai poca speranza
La tua maniera beffarda, del resto
Ti salva dalle promesse, d’un altro tempo
Inquieta l’arioso declino
Le nostre vite, e lama di sfida interiore
Tu spingi, nel giorno avanzato, fai posto
Ai tormenti che ci restano addosso
Dopo avermi trasmesso, quasi parola sulla lingua
Mi resti più azzurra e fredda, come lenta
2007
Da qualche parte
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I dubbi vivono sotto la pioggia
Così un fiume non parla più
Solo, punta il cielo
Da qualche parte è diverso
2007
Con parole tue
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Con parole tue
Un sussulto nello stagno
Esegue un suono
Questo spiega l’arte
Di un raggio sottile
Il risveglio della voce
Che ritorna e conclude
Rispettosamente
Il disordine di un sogno
2004
Così nei giorni, rebus
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per Umberto Mazzone
La mia fragile unghia ha una macchia
di finezza, ne ignoro l’impronta sul polso
Fatta uguale, d’amore visibile non ha eco
su questi fogli sparsi che non leggerai
tu, limpida e severa poesia in agguato
poi mi serri, e ti affacci informe
non ci perderemo mai
Poco fa, ai miei compagni che muovono le code
(gatti delle notti di vigilia, più giovani di prima
nelle colonie buie si frusciano a un papillon)
ti mostravi in colori del fulmine lungo
il più lungo ascolto della vita, chimera
che fino a me ti muove
E in lampi ti rovesciavi come energia delle discese
rock and roll d’un cielo d’opere, che muta e va
cade e si agita s’aggira, punge di tracciati eterni
un’epopea di passi, a volte si commuove accattivante
D’altezza, ritorna in aria d’aquila ma è tale, voce farfallina
che leggera mi si stringe intorno al collo, più morbida si dà:
non la nascondo mai sulla punta della lingua
2008
L'interno
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Intimamente esiste
una reazione dello spazio
contiene inespressivo
l`interno di un paesaggio
Non esiste, ma da ieri
2005
Il pianista
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Il pianista con la voce mondana affila
Addita per brivido un velo
Così lo getta, lo prende, lo getta
E’ molto malvagio
2006
Il lato
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Prendi un vecchio e nuovo
Marginale obiettivo
Pratica alla base un'idea
Progressivamente disperato
Chiediti cos'è la generazione
Che rinuncia all'alfabeto
Di una felicità curiosa
Da un lato di più
Dall'altro
2005
Diario, c'era la vita
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C’era un diario mancato della cupidigia
La primavera putrida in aiuto nei covi
Degli artisti senza lingua, finché la vita
Che ignora i cambiamenti, noi solitari
Brucerà nel suo letto
Sono le leggi del futuro
C’era la vita personale della fortuna
La gioia in gola
La gola dolcemente
2006
Al grande soffio
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Le sue dita serrano il mattino
dietro la candela spenta
Un tappeto di muschio là fuori
chiara rientranza di fianco alla pioggia
non conosce l’effetto simile allo sporco
fumo di un passato umido
e gobbo
La caduta liquida sul collo tace
di un fragore freddo
che sgorga uguale al mio
definitivo
2007
Burla
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Mi dichiaro pronto
A cambiare
In fallimento particolare
Peregrinante
Mescolio di cose
Peggiori
Poi la burla
Di sopravvivere
Consumate risa e dolori
Avvicinando un corpo
Ai tremori
Dell’adulazione
2004
Migranti
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Un vapore persiano
Dal ritmo impressionante
Attraversò la porta
Dapprima supposero uccelli
Poi come un gregge frenato
Restavano in piedi
Figli sotto la pioggia
2006
L'estate
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1) l’estate si pronuncia
2) vidimina conclusioni
3) incatena
4) dolce ai frutti
5) che anch’io ricerco
6) un fine poroso
7) la rivolta che muore
1995
Feritoie
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Arrampicati su un dialogo per nulla
Di voci che risalgono un cupo
Riferimento alla luce che appassisce
In queste stanze noi restiamo noi
2007
Fatiche
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a Cristina
pioggia che muore
dentro i tuoi occhi
e su tutto quello che mi insegni
l’insistenza del bisogno prende le cose
anche per te
fugge con un premio alla sfida
breve passo di mascolinità
come in altro filo di fatiche
199...
Facce
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Nel buio di facce interminate
Successive le forme più antiche
Di figure pedinate
Nei mercati alle fiere
In pochi nelle rime cifrate
Fra opere e balere
A partire dalle tracce eclissato
Diciassettenne un pomeriggio
Di agosto tra le facce
2005
Amore negoziato
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Fammi dormire
Ho voglia di evasione
Perché subito
Ti apri?
Sul treno per Chiavari 15.3.97
Abbrivio
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Il tappeto diviso in due
il silenzio del tempo a sinistra
non separa
un’epoca di svolte sul bordo incontinente
il dualismo è solo svolta, per molti
tempo di segreti
Non ristabilisce né bilancia
l’impassibile flagello, di noi
contenitori colmi
sul tetto surreale oppure eterno
perviene un uomo d’angosce, liquefatto
guardando quel che resta. E sua
è una ragione che resiste, spicca femmina
d’altri sarà la stuoia a poco
il poco, di punta e del prodigio, d’amor proprio
un gioco su lapidi sonore, quel che non resta
Le debolezze in luce, così fra pieghe le distratte
colorate, ma prime lettere di corsa
A coffee please, Un contado por favor
Ein kaffee
2007
A Girl in Winter
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Spesso come a Ben Watt & Robert Wyatt
Pietra, non ho scelta, via la stoffa
La ragazza dell’inverno non veste
Di verde, la roccia dell’usura
Lampeggia per amore, si affretta
Il piede scalzo o di nessuno
2007
Di che cielo è
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Di che cielo è questo giorno breve
Abbarbicato
Al senno che spunta
Dallo smarrimento
Per la morte che si ripete
Rapace in volo
Come catena di fori
Adesso
Tra lo scoppio
Di un cinguettio d’autunno
E un io
Un vuoto d’altro nuovo in sé
Da poter chiudere
Fra le due dita Prendi mano! E vinci, vinci
I vinti dall’addio
Teatranti
Di che cielo è questo cielo
Così cielo che pesa
In una sola domanda
2003
TRE POESIE
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Odori
Qualcosa di questa stagione improvvisa
sormonta di odori il vecchio pozzo
da quella cavità che attendeva un respiro
sono risalito in cima come acqua da bere
quando gli odori si tendevano sdraiati
su corazze ferrose e di lato trasparivano
per i tetti e le strade sulle auto di laggiù
pesanti i pensieri che battono al mattino
Certo se qualcuno dei miei quattordici anni
sotto un cielo d’ira o di superbo silenzio
in rovesci avesse disperso il nuovo orizzonte
sarei finito tutto allungato come non credevo
ma dunque su questo non c’è affatto accordo
2005
Un punto
Adorabile rinuncia e anche divertente
Questo modo di conoscerlo consegue
In corpo io stesso attrito ma spezzato
Passa come una frequenza rovesciata
Svela un punto dell`Oriente oppure no
Davanti anche meno si conosce vero
Questo saggio diligente è strepitoso
Da qui distante perché non lo ricordiamo
2005
Il fagotto
Vedo che sotto un paio di maniche
Le cose non hanno braccia
Escono come da uno scrigno
Di pelle splendida
E carne umana
Con voce affievolita
La secca riproposta
Di cose disegnate
Dietro un impulso
Un cielo perché tiene stretti
Gli occhi bendati
Il tempo che non dorme
Audace artificiere
Di parole sempre uguali
Lui pure domandò
Al momento di andar via
Folgorato il suo cavallo
Se del suo sudore
Sempre in posa
Voi potreste vivere
Tra il fango e un cappello
Come il fagotto
2005
Cornice
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Ti muovi
e mi trattengo al crepuscolo
sul tuo sorriso compiaciuto
Soffia un’avventura del sonno
e mi lascia arbitro
di un legame triste
o di una tua frase
2008
Canto nelle orecchie
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A un dettaglio si deve il mio premio esagitato
a un folletto
è necessità l’ascolto di due liriche a richiesta, è
a sua maniera
lo strepitoso brano da eseguire
sua la gran parte di una palpebra mentale
Ma è dai cartelloni, negli azzurri accenni della pioggia
ogni realtà
che inchioda ai passi la valigia degli assorti, è
dal presente
e sarà proprio un bel pensiero
a portare più polvere alla pancia
del folletto senza forme
queste parole apparse
al mio temperamento ghiotto
2008
Coinvolgimento
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Salgono in due, nessun tremolio di serate
infelici, per esempio di grande convenienza
o meglio conviene tenersi sulle proprie gambe
Il palazzo intorno non ha epoca, è senza tetto
Rischia, la donna che ha le chiavi sul cammino
di non sembrare reale, in coscienza: si sdoppia
Così noi non sappiamo da che parte stare
2008
ab initio
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non vedi come tutto
nel teatro si chiude in ritrattistica
fulminea esibizione del tempo udibile e smorto
non vedi d’imbelletto
la corrusca e gestante passione rarefatta
non di un giorno
e del suo lento sanguinare dietro un soffio
abbandoni il parto già lontano
di strane cose
potrai sorridere di più contarne i seducenti
brividi casuali e un mormorio
trionfale invano accetti come un ghigno
qual che dama reciti
2005
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